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Vino biologico senza solfiti aggiunti: la natura ringrazia


La viticoltura biologica italiana è oggetto di grande attenzione da parte di vignaioli, agronomi e addetti ai lavori in generale.  
La domanda di vino biologico certificato, infatti, è in continua crescita. Inoltre, una consistente quota di consumatori “bio” richiede e acquista vino biologico senza solfiti aggiunti.

I fattori che hanno determinato questa crescita e questo interessante fenomeno di diversificazione nel mercato dei vini pregiati, con tutta probabilità sono: 
  • il progressivo diffondersi di una cultura condivisa incentrata sulla tutela della natura;
  • la consapevolezza che la produzione di vino biologico comporta un impatto ambientale minore;
  • la risposta qualitativa riscontrata nei vino bio, in termini di autenticità e di gusto

Il pregio dei vini naturali in generale e del vino biologico senza solfiti aggiunti in particolare, è senza dubbio frutto della straordinaria competenza dei nostri vignaioli e produttori.
Chi imbottiglia vini biologici, oltre che in cantina, è soprattutto impegnato in vigna. La ragione è semplice: maggiore è la qualità delle uve, minore sarà necessario ricorrere agli additivi e alla solforosa.
Quando in cantina arrivano uve di scarsa qualità, la solforosa è, di norma, impiegata in dosi maggiori.
Ecco perché il fine dichiarato della viticoltura biologica è produrre uve della migliore qualità possibile.
 
Naturalmente la qualità delle uve è requisito necessario ma non è tutto. La produzione di vino biologico senza solfiti aggiunti ai nostri giorni è in crescita anche perché sono intervenute tecnologie di ultima generazione grazie alle quali è possibile garantire alla cantina un’adeguata igiene e si possono ridurre drasticamente quelle fasi di lavorazione, come ad esempio il travaso del vino, che espongono il prodotto al contatto di agenti esterni. 

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