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Il vino biologico

Il "biologico" è una scelta a favore della propria salute. E dell’ambiente. Della natura di cui siamo parte.
Queste, essenzialmente, le motivazioni “razionali” assunte a fondamento da quanti scelgono l’alimentazione biologica.
 
Nel caso dei vini, tra le motivazioni d’acquisto dei consumatori “bio”, quella “emozionale” è altrettanto rilevante e, probabilmente, prevalente.
Appassionati e amatori sanno bene che solo un vino prodotto con metodi naturali e uve di ottima qualità può dispensare sapori e profumi capaci di produrre realmente emozione.
La viticoltura biologica è finalizzata alla produzione di vino della migliore qualità.
I vini biologici sono ottenuti da vigneti sani e resistenti alle malattie, in perfetta simbiosi con il suolo e le condizioni climatiche del territorio.
 
Ciò che potrebbe apparire scontato e valido per qualsiasi tipo di coltura, nella viticoltura biologica assume spessore e valenza peculiari. 
Perché migliore è la qualità delle uve, meno, per produrre buon vino, si dovrà ricorrere alla chimica. E per definizione, l’agricoltura biologica deve impiegare tecniche di produzione “naturali”, non potendo ricorrere all’ausilio di sostanze chimiche di sintesi. 
 
Infine, ma non per ultimo, a prescindere dalla normativa, la filosofia di chi fa vino biologico è produrre vini “non costruiti”, il più possibile vicini per caratteristiche qualitative al frutto da cui provengono.
 
Mentre il metodo convenzionale è orientato a produrre vini standardizzati, spesso studiati a tavolino per incontrare i gusti di un certo target di consumatori, il biologico si colloca esattamente all’estremo opposto.
Il metodo biologico, in vigna come in cantina, è realmente un esercizio di maestria. È impiegato da quanti desiderano esprimere il “proprio stile di fare il vino”, pur nell’ambito della tradizione di una certa zona di produzione.
Chi fa vino biologico cerca nelle caratteristiche peculiari del territorio (inteso proprio come singolo vigneto), nelle condizioni climatiche di ciascuna annata e nella sua sapienza, gli elementi base per fare “il suo vino”.

La viticoltura biologica è disciplinata dal regolamento (Ce) N. 834/2007 del Consiglio e norme successive ed è inquadrata nel complesso di regole e di principi che sovraintende all’agricoltura biologica più in generale.
Il Reg. UE 203/2012 ha completato il quadro normativo disciplinando l’intero processo produttivo, vinificazione inclusa. Dal primo agosto 2012, i produttori in possesso della relativa certificazione possono esporre in etichetta la dicitura - “vino biologico” -
e contrassegnare le bottiglie apponendo il logo UE
 
Naturalmente e in termini di legge, un “vino biologico” può essere ottenuto esclusivamente da “uve biologiche”. Mentre la denominazione di origine (ad es. D.O.C., D.O.P., D.O.C.G.) indica da “dove” proviene il prodotto, il logo UE biologico  è un importante indicatore di valore aggiunto, perché informa il consumatore su “come” è stato ottenuto quel vino.
 
Senza dilungarci sul corposo elenco di divieti circa tecniche e sostanze che riguardano la produzione di uva biologica e vino biologico (per i quali rimandiamo alla normativa sopra citata), ci limitiamo ad osservare che:
 
·        le uve biologiche sono coltivate senza l'ausilio di sostanze chimiche di sintesi quali diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere;
 
·        l’azienda vitivinicola che appone il logo UE e la dicitura “vino biologico” in etichetta, è controllata e costantemente verificata da un ente istituzionalmente autorizzato a rilasciare le relative certificazioni di conformità;
 
·        le condizioni climatiche di alcune regioni italiane consentono a non pochi produttori di ottenere vini con tenore di solfiti nettamente inferiori anche ai limiti posti dalla normativa sul bio.


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