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I solfiti nel vino sono dannosi per la salute: come contenerne l’assunzione?

Quando si parla di solfiti, nella maggior parte dei casi tutti noi pensiamo in primo luogo al vino. Normale! 
Quel fastidioso mal di testa che molti di noi hanno sperimentato bevendo del vino, a volte anche pochi bicchieri (e magari era pure un vino “buono”), ha definitivamente condotto tutti noi a una conclusione: i solfiti nel vino fanno male.

Ed è vero. Anche se, probabilmente, quei pochi bicchieri di vino non sono gli unici responsabili del nostro malessere.
Nell’elenco degli alimenti che contengono solfiti, il vino, è in buona compagnia. Tanto per fare qualche esempio queste sostanze, per essere un efficace antisettico e un buon conservante, possono essere presenti in:
  • salumi;
  • marmellate e conserve;
  • frutta secca;
  • succhi di frutta;
  • pesce, crostacei e molluschi.

Varie fonti ci informano che il limite massimo ideale di solfiti assumibili mediamente in una giornata, per una persona in buona salute, sarebbe pari a sette decimi di milligrammo per chilogrammo di peso corporeo.

Ora non c’è dubbio che i solfiti nel vino fanno male, come è altrettanto vero che il vino è una delle maggiori fonti di queste sostanze.

Ad esempio, un vino bianco convenzionale può contenere fino a 200 mg di solfiti per litro.
Con riferimento ai limiti suddetti, una donna che pesa sessanta chilogrammi, avrebbe un limite massimo giornaliero di solfiti pari a quaranta mg. Questa signora dovrebbe contenere severamente le quantità di quel vino bianco convenzionale, soprattutto se accompagnato da alimenti come quelli appena citati.

In conclusione, dobbiamo rinunciare al nostro amato vino?

Per quanto ci riguarda, a noi il vino piace e continuiamo a berne.
Con qualche accorgimento: piuttosto che risparmiare, beviamo meno; consideriamo quali cibi stiamo abbinando al nostro vino; conosciamo le scelte del produttore in ambito conservazione del vino e mantenimento  delle sue qualità organolettiche; scegliamo vino biologico; beviamo con moderazione.
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